Un viaggio nel tempo e nell’anima, nella conoscenza dell’essere umano e delle sue sfaccettature piú recondite. Un viaggio difficile, interiore, vasto.
Questo è Cloud Atlas (2012).

Un film in cui gli attori si incrociano e si sdoppiano (tutti i protagonisti interpretano almeno due ruoli, grazie ad una eccellente opera di trucco) nel corso dei secoli, raccontando vicende diametralmente opposte ma con un’anima in comune:
La libertà e la schiavitù, la sfida, l’amore, la morte. In cabina di regia troviamo Tom Tykwer, Andy e Lana Wachowski i quali pescano a piene mani dal cinema del passato, citando ed omaggiando più o meno velatamente opere quali Avatar, Il Quinto Elemento, Blade Runner, Matrix.

Un avvocato ed un schiavo di colore che diventano amici in un’epoca, la metà dell’800, in cui bianchi e neri non potevano esserlo;
Due giovani uomini innamorati, a metà degli anni 30, uno dei quali, promettente musicista, scriverà l’opera “Cloud Atlas”, l’atlante delle nuvole;
Una cronista che negli anni 70 indaga su una multinazionale che gioca sporco con la salute delle persone, indagine partita grazie all’aiuto di una persona conosciuta per caso;
Un anziano editore-scrittore, ai giorni nostri, alle prese coi debiti ed un fratello vendicativo;
Una New Seoul futuristica (futuribile?) e distopica nella quale una donna clone spezza le catene della sua schiavitù, riuscendo ad attingere al sapere fino a quel momento privatole ed infine l’ultimo capitolo, ambientato in un lontano futuro (2350 circa) dall’aria post apocalittica.
6 storie che si intrecciano e si dipanano, con i protagonisti che in più occasioni prendono conoscenza dell’esistenza delle persone degli altri racconti.

La trama è molto ambiziosa, in perfetto stile Wachoski, ma a volte anche troppo. In più di una occasione si sente lo stridere della sceneggiatura che, in un’opera di questa portata, dovrebbe essere pressoché perfetta per evitare rallentamenti;
Quasi tre ore di film in cui i protagonisti vivono, muoiono, tradiscono, perdonano, ricordano in un susseguirsi di intrecci fra le sei storie, benché in epoche molto diverse, e con delle tematiche comuni: speranza, coraggio, libertà.

Una menzione d’onore va a Tom Hanks, eccellente interpretazione, ma anche Halle Berry, Jim Broadbent e Jim Sturgess si distinguono per la capacità di sapersi adattare alle varie esigenze di copione. I registi hanno giocato molto sul camouflage degli interpreti, coinvolgendo gli spettatori in un gioco a chi riesce a riconoscere l’attore celato dal trucco.
Cloud Atlas è un film non per tutti, difficile da apprezzare per il fruitore poco attento, un film impegnativo ma che lascia tracce nel subconscio e che fa riflettere; un film che non va apprezzato per le singole storie quanto per il quadro generale, un quadro ben dipinto dai registi ma che poteva (forse) essere più brioso in alcuni passaggi.

Cast:
Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent, Hugo Weaving, Jim Sturgess, Bae Doo-na, Ben
Whishaw, James D’Arcy, Zhou Xun, Keith David, Susan Sarandon, Hugh Grant.

Andrea Riosa

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Cloud Atlas
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