MINDHUNTER 

“Come facciamo ad anticipare un folle se non sappiamo come pensa un folle?” Bill Tench 1×02

Mindhunter è un crime drama ideato da Joe Penhall (sceneggiatore di The Road) e prodotto da David Fincher (Seven, Zodiac) per Netflix, quest’ultimo in veste di regista di 4 episodi dei 10 totali, ma anche di produttore esecutivo insieme a Charlize Theron. Dopo la sua prima esperienza in una serie sempre prodotta da Netflix (House of Cards), Fincher torna al suo vero amore, il crime thriller, in questo caso basato sull’omonimo libro scritto da Mark Olshaker e John Douglas.
I protagonisti sono interpretati rispettivamente da Holt McCallan e Jonathan Groff, i nomi originali sono stati però cambiati in Holden Ford e Bill Tench, così come quello dell’illustre Dottoressa Ann Wolbert Burgess è stato cambiato in Wendy Carr, personaggio interpretato da un’ottima Anna Torv, che i fan di Fringe saranno lieti di ritrovare.

Mindhunter è la storia di come, attraverso interviste e incontri con criminali violenti e famosi assassini, da Richard Speck a Jerry Brudos fino a Monte Ralph Rissell e all’efferatissimo omicida-necrofilo Edmund Kemper, detto Big Ed, si sia arrivati a capire il modo in cui riconoscere quelli che oggi chiamiamo serial killer, assassini  che erano prima ritenuti pazzi e che si pensava agissero senza un ragione.
Trattandosi di storia vera, ogni dettaglio riportato di questi personaggi è realmente accaduto, anche se un po’ romanzato, ma è impossibile non provare empatia anche per uno solo di loro, detective o serial killer, e non restare ammaliati dal macabro e dal fascino criminale delle loro menti.

La  sceneggiatura con tanto dialogo e povera d’azione riesce comunque a mantenere vivissime la tensione senza eccessi, anche senza un ritmo sostenuto ma in un crescendo intrigante e appassionante, soprattutto durante gli incontri e le fasi degli interrogatori.

Ci sono parti romanzate inserite appositamente per la serie, come alcuni casi seguiti durante le fasi del loro studio, che si risolvono nell’arco di una o due episodi, ma che sono comunque essenziali per le loro ricerche e permettono di mettere in pratica i loro primi risultati.

Tra tutti i serial killer mostrati, il più interessante e meglio sfruttato è senza dubbio  Kemper, una performance magistrale e tanto terrificante, dal quale parte la finalità del loro studio.

Gli autori hanno fatto un lavoro eccelso soprattutto con i criminali riuscendo ad “umanizzarli” per descrivere meglio le “ragioni” che hanno innescato i loro gesti altrimenti inspiegabili, nati da “agenti stressori”, da eventi devianti, da raptus di follia e da genitori assenti o offensivi e umilianti.
Una serie crime/thriller dove non ci sono spargimenti di sangue, né scene brutali, la violenza è tutta racchiusa negli sguardi, nelle interviste, nei trucchi psicologici, da  lasciarti ammaliato per la loro natura disturbata.

La narrazione procede ovviamente lenta ma scandita da scambi di battute eccellenti tra i due detective e i vari serial killer durante le loro interviste registrate senza censure, vero punto di forza della serie.

È a mio parere tra le serie qualitativamente migliori degli ultimi anni, oltre alle già citate regia e cast, la mano di Fincher si sente dappertutto e ha una colonna sonora e una fotografia perfette in ogni dettaglio. 

Consiglio questa serie agli amanti del crime e della psicologia criminale.

Francesco Franciosa

MINDHUNTER Recensione
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