I romanzi della scrittrice Montgomery hanno già dato vita in passato a numerosi adattamenti cinematografici e televisivi di Anna, ma il coraggio di riproporlo ancora una volta sul piccolo schermo, con il rischio di vedere un prodotto trito e ritrito, lo poteva avere solo Netflix.

La storia di Anne Shirley, giovane ragazzina magrissima di undici anni, orfana, con il viso coperto di lentiggini e un paio di lunghe trecce rosse, che non sta zitta un attimo, e che viene adottata dai fratelli Marilla e Matthew Cuthberth, è nota a molti. Questa serie cerca però di trattare la storia con un approccio differente, più moderno, meno leggero, a tratti drammatico, ben lontano dal facile sentimentalismo, inserendo comunque con grande efficacia le già note tematiche del romanzo e avvicinando, questa volta, un pubblico di tutte le età. I drammi interiori di Anna, la lotta ai pregiudizi unita alla forza di reagire, vengono raccontati con elegante semplicità da Moira Walley-Beckett, la pluripremiata sceneggiatrice di Breaking Bad, in soli 8 episodi e ci regala una produzione tanto semplice, quanto emozionante. Il merito della sceneggiatrice è quello di aver donato profondità al personaggio, rivelando lati oscuri di una bambina con un passato di violenze ed abusi, che le avevano causato un disturbo post traumatico mai raccontato prima d’ora. Numerosi saranno infatti i flashback sulla sua vita prima dell’arrivo alla fattoria Green Gables, alcuni particolarmente destabilizzanti, come gli abusi e le violenze fisiche da parte degli altri bambini dell’orfanotrofio o della famiglia adottiva che ha preceduto Matthew e Marilla.

Ma La gentilezza di Anna, la sua bontà, il carattere forte di chi ne ha subite tante e la sua fervida immaginazione, la porteranno a vedere il buono ed il bello anche nelle piccole cose, che sia un albero di ciliegie in fiore, un laghetto o una manica a sbuffo del suo vestito. Sarà la sua intelligenza e la sua determinazione nel superare gli ostacoli che la vita le impone, il messaggio principale della serie targata Netflix, che risulta piacevolissima.  Il merito è sia della splendida attrice che interpreta Anna, sia dei due genitori che la adottano, interpretati da due attori veramente magistrali! Amybeth McNulty, la giovane attrice che ha sbaragliato una concorrenza di più di mille candidate, si è aggiudicata una parte che sembra scritta per lei, interpretando un personaggio con un mix di innocenza e trasporto emotivo non da tutti. Splendide anche le prove dei fratelli Cuthbert, Marilla e Matthew, interpretati da R. H. Thomson e Geraldine James, perfetti nelle loro parti, in stato di grazia entrambi. Su questi ultimi la produzione ha fatto un gran bel lavoro di introspezione, anch’essi vengono raccontati tramite efficaci flashback, e arricchiti di sfumature interessantissime.

Piacevolissima e pertinente la fotografia dei paesaggi, un quadro pieno di colori, a tratti poetico, splendidi alcuni contrasti di luce, decisamente accattivante la sigla iniziale. La serie è quindi super consigliata e da recuperare se non l’avete ancora vista, anche perché la seconda stagione è imminente.

VOTO 8.5

Paolo Condurro

Chiamatemi Anna
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