Il primo giugno di quest’anno è arrivato su Netflix Italia un documentario intitolato “13 Novembre, attacco a Parigi”. Le tre parti in cui è diviso il documentario raccontano le esperienze umane e dolorose dei superstiti e dei vigili del fuoco, vittime degli attacchi di quel maledetto venerdì.

La prima parte dura 47 minuti e si concentra sull’esplosione avvenuta allo stadio di Francia, dove il 13 novembre 2015 si stava disputando la partita amichevole Francia- Germania. Ad un certo punto, alle 21.36, esplode qualcosa in un bar adiacente allo stadio. Era una bomba e da quel momento paura e confusione saranno i protagonisti di quella lunga notte. Il presidente francese, presente alla partita come molti altri quella sera, riceve la notizia dell’esplosione e per mantenere l’ordine pubblico decide di non far interrompere la partita. Intanto nel cuore di Parigi, in diversi punti della città, alle 21.32 di quella stessa sera, esplodono altre bombe in diversi locali dove la gente si era radunata per vedere la partita. Il caos è totale, i pompieri e la polizia vengono sommersi dalle telefonate dei cittadini terrorizzati dalle sparatorie e dalle esplosioni continue. Le testimonianze più toccanti, sono quelle dei superstiti che raccontano gli spari di armi automatiche, la paura nel ritrovarsi a terra per salvarsi la vita, l’angosciante ansia di morire proprio lì, soli, senza la famiglia vicino, e senza un motivo. Poi gli spari terminano, gli attentatori se ne vanno ed ecco che entra in scena un nuovo sentimento per chi ce l’ha fatta: la confusione. La gente si alza, esce fuori e comincia a correre e ad urlare. Nient’altro che urla, nessun rumore. E’ tutto molto surreale e folle. Il sangue scorre ovunque, sembra uno scenario di guerra e la gente cerca di reagire come può cercando aiuto, per se stessi e per chi è ferito. La polizia e i vigili del fuoco cercano di fare il possibile per aiutare e salvare tutti, con coraggio tentano di affrontare la situazione, sono loro gli eroi di quella notte.

La seconda parte del documentario racconta ciò che è avvenuto durante il terribile attacco al Bataclan, durante un concerto Heavy Metal. L’atmosfera è elettrica, tutti sono felici ed entusiasti, ballano, cantano e ridono. Ad un certo punto l’atmosfera cambia, si sentono dei colpi forti e continui, sono le 21:50 ed è appena iniziato un terribile attentato. Anche in questo caso i sopravvissuti raccontano ciò che hanno vissuto, la paura di morire, il desiderio di scappare via, lontano da quell’inferno e la rabbia di non potere fermare i tre terroristi. Il video racconta i tentativi di fuga dei sopravvissuti, che hanno cercato di superare la calca di persone e di corpi per potersi salvare. Anche in questo frangente le emozioni sono tante, la paura di sentire nuovamente gli spari, di morire, di non rivedere la luce. Sentirsi come dei topi in una gabbia, soffocati dall’odore della polvere da sparo e del sangue. Sono le 23.07, venti ostaggi sono ancora dentro al Bataclan sotto il tiro dei kalashnikov dei terroristi. La terza e ultima parte si concentra su di loro, sul coraggio con cui hanno affrontato le loro minacce, mentre la polizia cerca di oltrepassare le porte ed entrare a salvarli.  Il video scava sempre più a fondo dentro le emozioni degli ostaggi, le loro paure più profonde, il timore di non rivedere i loro cari, di non potere rispondere alle chiamate dei cellulari. I due registi, Jules e Gédéon Naudet, compiono un emozionante viaggio dentro le vite e i sentimenti di queste persone, sopravvissute ad una delle più terribili stragi europee degli ultimi anni. I dettagli sui loro occhi, sui loro volti diventano come una fotografia di un dolore eterno che non si supera mai.

Immagini spettacolari di una Parigi meravigliosa ma segnata da una grande ferita, ricostruiscono questi avvenimenti con crescente emozione ma anche con tenerezza e rispetto, verso chi non c’è più e verso chi è rimasto. Insieme alle testimonianze sono stati inseriti i filmati originali di quella notte, per permettere a noi di rivivere senza alcuno scampo gli stessi attimi e le stesse ansie. Forse si è detto tanto su questi avvenimenti, ma credo che questo documentario parli di ciò che ancora non potevamo conoscere così a fondo, la loro umanità. Lo consiglio a tutti coloro che hanno voglia di vivere un’esperienza emozionale forte ma del tutto nuova, a chi ha voglia di guardare gli avvenimenti da un punto di vista diverso da quello della semplice narrazione dei fatti, e a chi non ha paura di farsi venire i brividi sulla pelle e gli occhi lucidi, anche se sono passati quasi tre anni.

Glenda Marsala

13 Novembre, attacco a Parigi
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